230. Una storia comune

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Cari lettori,
Si avvicina la fine del mese e con essa la scadenza della famosa (almeno per i medici) e salata quota B dell’ENPAM…manca della documentazione, almeno così diceva la loro lettera con allegato bollettino da infarto.
Decido di chiamare il numero verde e quantomeno pretendere le loro scuse per la paura che mi hanno fatto prendere (quella cifra non è umana, non è possibile, sono completamente in preda al panico). Terminata la mattina ad Arezzo salgo in macchina e chiamo. Mi risponde una voce registrata che mi mette davanti ad un labirinto di numeri che scelgo a caso aspettando che mi venga finalmente data la possibilità di parlare con un operatore. Dopo interminabili opzioni senza senso ed anche alcune domande a trabocchetto, imperterrita continuo nel mio intento di voler parlare con qualcuno vero…ormai so che pochi sono arrivati per tenacia al punto in cui sono ed che la maggior parte si è ormai arresa inveendo contro Ippocrate ma ormai niente e nessuno mi allontanerà dal mio obiettivo…infatti alla fine la vocina si arrende e mi passa un’altra vocina ancora più antipatica che mi comunica che sono la 25esima in attesa (caspita, pensavo di essere l’unica superstite e invece, mai sottovalutare il mondo…o sopravvalutare se stessi)…decido di rimanere comunque in linea aspettando il mio turno certa della rinuncia di qualcuno. In prossimitá del casello per Firenze-Incisa (dopo quasi 40km) e dopo che ho maledetto Beethoven per aver scritto solo musiche da segreteria telefonica arriva finalmente il mio turno. Mi fermo in una piazzola per scambisti, mi rimbocco le maniche e lancio il guanto di sfida…buongiorno un cavolo! rispondo al ragazzo incolpevole e dopo una breve premessa sul tempo di attesa faccio appena in tempo a dire che sono un medico ed improvvisamente la chiamata s’interrompe…tempo scaduto…



a volte vorrei essere uno di quelli che vanno allo stadio (in curva), che imprecano per una precedenza e che, alti due metri, hanno sempre l’ultima parola…e invece: ballerine con la suola di cuoio, gonna e camicetta slim…ma che voglio fare?
Domani ci riprovo.

Indosso cappottino vintage, camicia con fiocco vintage, pantaloni H&M, scarpe Sergio Rossi, borsa vintage

Non traduco questo post in spagnolo perché non avrebbe lo stesso significato.

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8 pensieri riguardo “230. Una storia comune

  1. Ecco…mi pare di capire che va sempre tutto molto bene………..!!!!!!
    Con quella camicia di seta non puoi metterti a imprecare contro l’operatore!!!

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  2. … consapevole di ciò che racconti cara Anastasia… sono dei bastardi dentro e le vocine telefoniche l’emblema di un paese in decadenza.. la cosa buffa però è che quando riesci finalmente a parlare con qualcuno, trovi il tizio che ti parla in una lingua dialettale e la telefonata diventa una giostra!!!! outfit adorabile come sempre.. 😉

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